A Foggia si chiude MA/DONNE 2026 con “La Manipolazione / Atto Quarto”
24/03/2026
Si chiude a Foggia, con un appuntamento che si annuncia denso di tensione concettuale e forza visiva, il percorso espositivo di MA/DONNE 2026 – Mobilitazione Arte Contemporanea, rassegna internazionale organizzata dalla Galleria Creo di Angelo Pantaleo e promossa dalla Consigliera di Parità della Provincia di Foggia insieme alla Fondazione Monti Uniti. L’atto finale porta il titolo “La Manipolazione / Atto Quarto” e sarà ospitato negli spazi del Museo Civico di Foggia dal 25 al 31 marzo 2026, con inaugurazione fissata per mercoledì 25 marzo alle ore 18.
L’ultimo segmento della rassegna arriva come approdo coerente di un progetto che, fin dal suo impianto, ha scelto di interrogare la contemporaneità attraverso lo sguardo dell’arte, mettendo al centro corpi, relazioni, poteri, linguaggi e conflitti. In questa tappa conclusiva il focus si stringe attorno a un tema tanto diffuso quanto difficile da circoscrivere, perché attraversa la sfera pubblica e quella privata, il discorso politico e la vita interiore, i meccanismi della società e le pieghe più intime dell’esperienza individuale.
Un’esposizione che porta al centro il tema della manipolazione
“La Manipolazione / Atto Quarto” si presenta come una mostra che non intende limitarsi a rappresentare il proprio tema, ma prova piuttosto a farlo agire nello spazio dell’esperienza. Il testo critico di Sergio Imperio accompagna infatti il progetto insistendo su una lettura della manipolazione come forza che modella desideri, percezioni, comportamenti e narrazioni, spesso in modo silenzioso, pervasivo, difficilmente afferrabile con uno sguardo superficiale.
La mostra viene così definita come un luogo in cui l’arte si fa esperienza corporea e mentale, terreno di confronto con forme di influenza che possono essere politiche, sociali, culturali, ma anche personali, relazionali, persino carnali. È una prospettiva che allontana la rassegna da qualunque approccio illustrativo o didascalico e la colloca invece in una dimensione più esigente, dove le opere non sono chiamate a spiegare il concetto, ma a metterlo in tensione, a renderlo percepibile nella sua ambiguità e nella sua capacità di insinuarsi nei gesti, negli sguardi, nelle strutture del quotidiano.
Tra installazioni, pittura e fotografia lo spettatore diventa parte dell’esperienza
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il modo in cui i diversi linguaggi artistici vengono coinvolti in questa riflessione. Installazioni, pittura e fotografia non compaiono come forme separate o semplicemente accostate, ma come dispositivi capaci di provocare, sedurre, disorientare. Il visitatore non si trova davanti a opere neutre o rassicuranti, ma entra in un campo di tensione in cui il vedere diventa un atto meno innocente di quanto appaia.
La manipolazione, in questa lettura, non viene mostrata dall’esterno, come un oggetto già definito da osservare a distanza. Viene invece incarnata, fatta emergere nella relazione tra opera e spettatore, tra visibile e invisibile, tra consenso apparente e persuasione nascosta. È qui che il progetto assume una dimensione più radicale, perché costringe chi guarda a interrogare non soltanto ciò che ha davanti, ma anche il proprio stesso modo di percepire, interpretare e aderire ai segni che lo circondano.
La mostra, dunque, non si limita a tematizzare la manipolazione come contenuto. La assume come paradigma critico, come chiave per leggere le gerarchie, le influenze e le catene invisibili che modellano la vita collettiva. In questo passaggio si coglie il nucleo più forte dell’operazione culturale: l’arte non viene pensata come semplice oggetto da contemplare, ma come spazio relazionale, luogo di contagio, attrito e rivelazione.
L’ultimo atto di MA/DONNE 2026 tra arte contemporanea e impegno civile
Il valore dell’iniziativa si lega anche al contesto istituzionale che la sostiene. MA/DONNE 2026 è promossa dall’Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Foggia e dalla Fondazione Monti Uniti, con il patrocinio della Provincia di Foggia, del Comune di Foggia e del progetto “100 giorni per la legalità e la lotta alle mafie”. Un quadro che colloca la rassegna dentro una prospettiva culturale non autoreferenziale, in dialogo con i temi della cittadinanza, della consapevolezza e della responsabilità pubblica.
La scelta di chiudere il percorso con una riflessione sulla manipolazione appare, in questo senso, particolarmente significativa. In un tempo segnato da narrazioni pervasive, pressioni simboliche, modelli imposti e processi di influenza che attraversano media, relazioni sociali e costruzione dell’immaginario, l’arte contemporanea torna a rivendicare il proprio ruolo di spazio critico. Non offre risposte pacificate, non cerca di semplificare ciò che è complesso, ma costruisce le condizioni per un’esperienza capace di incrinare automatismi e abitudini percettive.
L’appuntamento del Museo Civico di Foggia si presenta quindi come molto più di una chiusura di calendario. È il momento in cui il progetto MA/DONNE rilancia, con forza, la propria capacità di usare l’arte come strumento di interrogazione del presente, affidando all’ultimo atto una domanda che resta aperta: quanto di ciò che vediamo, desideriamo e riconosciamo come nostro è davvero libero da influenze, pressioni e costruzioni invisibili? In quella domanda, e nello spazio che la mostra saprà aprire attorno a essa, si gioca il senso più profondo di questa conclusione.