Biologico in Puglia, Confagricoltura chiede un nuovo bando per non lasciare indietro le aziende pioniere
27/03/2026
Confagricoltura Puglia chiede alla Regione un intervento rapido per evitare che proprio le aziende che hanno investito per prime nell’agricoltura biologica restino escluse dalla nuova fase di sostegno pubblico. La richiesta, formalizzata in una nota inviata all’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli, riguarda l’emanazione in tempi brevi di un nuovo avviso pubblico per l’intervento SRA29, dedicato all’adozione e al mantenimento delle pratiche di produzione biologica.
La posizione dell’organizzazione agricola parte da un punto preciso: molte imprese pugliesi hanno aderito nel 2022 alla Misura 11 sull’agricoltura biologica, assumendo impegni pluriennali che oggi risultano conclusi. Terminato il periodo di contribuzione, queste aziende hanno continuato a operare in regime biologico, sostenendo costi di certificazione, adeguamento e gestione, ma senza poter accedere all’attuale misura SRA29. Una situazione che, secondo Confagricoltura, rischia di creare una frattura ingiustificata proprio a danno di chi ha contribuito in modo concreto alla crescita del comparto bio in regione.
Le aziende che hanno investito per prime rischiano di restare escluse
Il nodo sollevato dal presidente di Confagricoltura Puglia, Antonello Bruno, riguarda la continuità degli strumenti di sostegno. Le aziende che hanno creduto per prime nella transizione verde, accompagnando la crescita dell’agricoltura biologica sul territorio, si trovano ora in una posizione paradossale: hanno rispettato gli impegni previsti dalla precedente programmazione, continuano a mantenere i metodi di produzione biologica, ma rischiano di non rientrare nei meccanismi di aiuto della nuova fase.
Per l’organizzazione, questo passaggio non può essere trattato come una semplice questione tecnica. Dietro la richiesta di un nuovo bando c’è infatti un’esigenza di coerenza politica e amministrativa. Se le istituzioni chiedono alle imprese agricole di investire in sostenibilità, innovazione e qualità ambientale, è necessario che il sistema dei finanziamenti accompagni questi percorsi senza vuoti o interruzioni capaci di mettere in difficoltà chi ha pianificato scelte produttive di lungo periodo.
Il punto è ancora più sensibile nel caso di colture arboree ed erbacee, dove gli impegni assunti con la Misura 11 prevedevano durate differenti, ma in ogni caso ormai concluse. Il rischio, secondo Confagricoltura, è che queste aziende diventino i “grandi assenti” della nuova programmazione, pur avendo rappresentato una componente decisiva nel raggiungimento degli obiettivi di spesa e di diffusione del biologico.
La Puglia corre sul bio ma chiede stabilità nelle misure
La richiesta di un nuovo avviso SRA29 si inserisce in un contesto regionale particolarmente significativo. La Puglia si conferma infatti tra i territori più avanzati sul fronte dell’agricoltura biologica, con oltre 318 mila ettari coltivati secondo questo metodo e una quota vicina al 24% della superficie agricola regionale. Numeri che collocano la regione in linea, e in alcuni casi già oltre, rispetto al traguardo europeo del 25% di superficie agricola utilizzata in biologico entro il 2030.
È proprio questo dato a rafforzare la posizione di Confagricoltura. Se la Puglia si sta avvicinando con decisione agli obiettivi fissati dal Green Deal europeo, sostiene l’organizzazione, non può permettersi di rallentare il percorso a causa di strumenti di sostegno discontinui. Il biologico, in questo momento, non appare come un segmento marginale dell’agricoltura regionale, ma come uno degli assi strategici su cui si gioca una parte della competitività futura del comparto agroalimentare.
Lo stesso scenario nazionale va nella stessa direzione. Il biologico continua a crescere anche nel resto del Paese, con l’Italia che ha superato i 2,5 milioni di ettari coltivati con metodo bio e si avvicina al 20% della superficie agricola utilizzata. Un’evoluzione che conferma il peso del settore non soltanto in termini ambientali, ma anche sul piano economico e reputazionale per il made in Italy agroalimentare.
La richiesta alla Regione: nuovo avviso entro il 2026
Per Confagricoltura Puglia, la soluzione passa da un nuovo bando SRA29 da emanare entro il 2026, in modo da ricomprendere le aziende uscite dalla Misura 11 del 2022 e assicurare loro una cornice di continuità. L’obiettivo non è aprire un trattamento di favore, ma riconoscere il ruolo di imprese che hanno già investito, già sostenuto costi elevati e già contribuito ai risultati che oggi la Regione può rivendicare sul piano del biologico.
L’organizzazione agricola si dice inoltre disponibile al confronto con l’Assessorato e con gli uffici regionali per individuare le soluzioni tecniche più adatte. Tra le ipotesi richiamate c’è l’utilizzo delle risorse aggiuntive, i cosiddetti Top-up, derivanti dall’aumento del tasso FEASR sulla precedente programmazione. Un passaggio che segnala la volontà di mantenere il confronto su un piano operativo, non limitato alla rivendicazione politica ma aperto alla costruzione di un percorso praticabile.
La questione sollevata da Confagricoltura Puglia tocca un tema di fondo che riguarda il rapporto tra obiettivi ambientali e strumenti pubblici di accompagnamento. Se il biologico deve continuare a rappresentare una leva di sviluppo, competitività e sostenibilità, chi lo pratica in modo stabile non può essere esposto a vuoti di sostegno proprio nel momento in cui le istituzioni chiedono al settore agricolo uno sforzo ulteriore verso modelli produttivi più avanzati. In questo senso, la richiesta di un nuovo bando regionale assume un valore che va oltre il singolo provvedimento: riguarda la credibilità complessiva della transizione verde in agricoltura.
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