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Latte in Puglia, accordo sul prezzo a 0,51 euro al litro

08/04/2026

Latte in Puglia, accordo sul prezzo a 0,51 euro al litro

Si chiude con un’intesa che prova a rimettere ordine in una filiera sotto pressione la riunione convocata dalla Regione Puglia sul prezzo del latte. Il punto di caduta è stato fissato a 0,51 euro al litro, valore condiviso dalle associazioni regionali dei produttori al termine di un confronto teso, lungo e tutt’altro che scontato. Sul tavolo c’era una questione che riguarda molto più di un semplice listino: la sostenibilità economica degli allevamenti, la tenuta industriale del comparto lattiero-caseario e la credibilità di una filiera che, in Puglia, ha un peso produttivo e identitario rilevante.

L’intesa è maturata grazie alla mediazione dell’assessorato regionale all’Agricoltura, che nelle ultime settimane ha lavorato per ricucire posizioni distanti, affiancato nel confronto con i trasformatori da Confindustria Puglia Bari-BAT. Il risultato, pur non cancellando le criticità che restano aperte, è stato accolto come un passaggio utile per evitare ulteriori fratture tra le diverse componenti della filiera e per dare un riferimento economico più stabile ai produttori.

Un prezzo che prova a dare respiro agli allevamenti

Il nodo centrale, per gli allevatori pugliesi, resta quello della marginalità. I costi di produzione continuano a comprimere i bilanci aziendali e la tenuta delle stalle dipende sempre più dalla capacità di ottenere un prezzo coerente con gli investimenti richiesti per alimentazione, energia, benessere animale, logistica e qualità della materia prima. In questo quadro, la soglia dei 0,51 euro al litro assume un significato che va oltre il dato numerico: viene letta come un argine minimo, un livello sotto il quale il sistema rischierebbe di perdere ulteriormente equilibrio.

Lo ha sottolineato anche l’assessore regionale all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale, Francesco Paolicelli, che ha parlato di un esito importante, richiamando il senso di responsabilità dimostrato sia dai produttori sia dai trasformatori. Il riferimento al confronto con altre aree italiane, dove gli accordi si sarebbero fermati più in basso, rafforza la lettura politica ed economica dell’intesa pugliese: la Regione ha voluto accreditare questo risultato come il frutto di una trattativa concreta e non come una soluzione di facciata.

Dentro questo equilibrio, un ruolo decisivo lo hanno avuto anche quelle imprese di trasformazione che hanno scelto di puntare con maggiore decisione sul latte pugliese, valorizzando la materia prima locale e sostenendo una filiera che senza sbocchi industriali solidi non può reggere. È un punto che pesa, perché lega il tema del prezzo a quello, ancora più delicato, della provenienza effettiva del prodotto.

Trasparenza, filiera locale e tavolo permanente: la partita si sposta sul medio periodo

L’accordo raggiunto non chiude la discussione: la sposta su un piano più strutturale. Nel corso della riunione, infatti, è emersa con chiarezza una convinzione condivisa da tutti i soggetti coinvolti: il settore lattiero-caseario pugliese non può essere gestito soltanto attraverso interventi emergenziali o aggiustamenti periodici. Servono strumenti di monitoraggio, regole più nette e una strategia capace di accompagnare la filiera in un percorso di consolidamento.

Da qui nasce la decisione di istituire un tavolo permanente sul latte, che tornerà a riunirsi l’11 maggio. Sarà questo il luogo in cui verificare l’attuazione dell’intesa, affrontare le tensioni che potranno emergere e, soprattutto, provare a costruire politiche industriali e agricole più coerenti con le esigenze del comparto. Per la Regione, la questione non riguarda soltanto il prezzo, ma anche la trasparenza lungo la filiera e l’uso corretto del richiamo territoriale.

Il messaggio politico è netto: chi utilizza il nome Puglia e ne richiama gli standard qualitativi deve essere in grado di garantire un impiego reale di latte 100% pugliese. È un passaggio che tocca la concorrenza, la fiducia dei consumatori e la tutela del lavoro agricolo. In un mercato in cui l’origine viene spesso trasformata in leva commerciale, il rischio di ambiguità pesa direttamente sul valore riconosciuto a chi produce.

Per questo l’intesa raggiunta va letta come una base, non come un traguardo. Ha il merito di ricomporre, almeno per ora, un fronte che rischiava di frammentarsi ulteriormente e di restituire una prospettiva a un comparto che resta strategico per l’economia regionale. La vera verifica arriverà nelle prossime settimane: sarà lì che si capirà se il prezzo concordato rappresenta davvero l’inizio di una fase più ordinata, più trasparente e più sostenibile per il latte pugliese.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to