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Risorse idriche in Puglia, segnali in crescita dagli invasi: Decaro valuta un’azione su San Giuliano

23/03/2026

Risorse idriche in Puglia, segnali in crescita dagli invasi: Decaro valuta un’azione su San Giuliano

La disponibilità d’acqua nei principali invasi che interessano la Puglia mostra un quadro più incoraggiante rispetto allo scorso anno, ma la lettura dei dati resta legata a una parola che, in materia idrica, non può mai essere considerata accessoria: prudenza. È questa la linea emersa dall’incontro che il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha avuto nelle ultime ore con il gruppo di lavoro sulla resilienza idrica che opera a supporto del Gabinetto di Presidenza, chiamato ad analizzare l’andamento delle riserve e a valutare le scelte necessarie per gestire al meglio una fase che presenta elementi positivi, senza per questo autorizzare leggerezze.

Al centro del confronto si è imposta soprattutto la situazione della Diga di San Giuliano, dove la quota di invaso avrebbe raggiunto un livello vicino alla soglia prevista, rendendo necessaria l’apertura delle paratoie per consentire il deflusso dell’acqua in eccesso. È un passaggio tecnico che, letto fuori contesto, potrebbe apparire persino paradossale in un territorio abituato a fare i conti con la scarsità della risorsa. In realtà, proprio questo episodio ha riportato in primo piano un tema strutturale: la necessità di adeguare la capacità di accumulo e di evitare, dove possibile, la dispersione di acqua che potrebbe rivelarsi preziosa nei mesi successivi.

Il nodo della diga di San Giuliano e il confronto con la Basilicata

Per questa ragione la Regione Puglia sta valutando la possibilità di chiedere l’innalzamento della quota di invaso della Diga di San Giuliano, così da conservare una maggiore quantità di risorsa idrica e rafforzare le riserve disponibili per il futuro. La scelta non può però essere affrontata in maniera isolata né semplificata sul piano politico e istituzionale, perché il tema della gestione dell’acqua coinvolge equilibri interregionali, competenze condivise e accordi già esistenti.

Dopo una istruttoria tecnica affidata al gruppo di lavoro sulla resilienza idrica, il presidente Decaro, consultatosi con il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, ha deciso di chiedere la convocazione del tavolo politico dell’Accordo di programma con la Basilicata per la gestione delle risorse idriche. La mossa segnala due elementi rilevanti. Da una parte c’è la volontà di non disperdere l’attuale patrimonio accumulato nei bacini; dall’altra emerge la consapevolezza che la governance dell’acqua, specie in un’area come quella meridionale, richiede decisioni coordinate, fondate su dati aggiornati e sulla capacità di leggere gli scenari stagionali senza affidarsi all’improvvisazione.

La questione di San Giuliano, dunque, diventa un caso emblematico. Non riguarda soltanto un singolo invaso, ma il modo in cui il sistema pubblico decide di attrezzarsi davanti a una variabilità climatica che alterna lunghi periodi di sofferenza idrica a fasi in cui le precipitazioni consentono un recupero parziale delle riserve. Quando l’acqua c’è, il problema non si esaurisce nella disponibilità immediata: bisogna capire come trattenerla, programmarla, distribuirla e proteggerla.

I dati dei principali invasi: crescita diffusa, ma con differenze marcate

Il quadro aggiornato dei principali bacini conferma una tendenza complessivamente favorevole, con valori quasi ovunque superiori a quelli registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. La Diga di Occhito, sul Fortore, raggiunge 92 milioni di metri cubi, contro i 53 milioni dello scorso anno. La Marana Capacciotti arriva a 23 milioni di metri cubi, rispetto ai 18,9 milioni rilevati il 2 marzo 2025. La Diga di Monte Cotugno tocca 252 milioni di metri cubi, superando nettamente i 211 milioni dello scorso anno, con una capacità irrigua programmata di circa 70 milioni.

Anche altri invasi mostrano un recupero evidente. La Diga di Conza passa da 22 a 41 milioni di metri cubi. Il Pertusillo sale a 91 milioni, contro i 53 milioni del 2025. Molto marcato anche il miglioramento del Capaccio (Celone), che raggiunge 4,8 milioni di metri cubi, a fronte dei 920 mila registrati l’anno scorso. Il Locone arriva a 50 milioni, in crescita rispetto ai 42 milioni del 2025. Più stabile la situazione della Diga di San Pietro, attestata a 4,1 milioni di metri cubi.

Sono numeri che offrono un margine di sollievo dopo una stagione segnata da forti preoccupazioni sul fronte dell’approvvigionamento, ma non cancellano la fragilità del sistema. La disponibilità d’acqua, infatti, va letta tenendo insieme più livelli: il fabbisogno potabile, quello agricolo, la sostenibilità degli utilizzi programmati, la capacità di accumulo e la tenuta delle infrastrutture. Avere più acqua rispetto a un anno fa non significa, automaticamente, trovarsi in una condizione di sicurezza piena.

Una fase più favorevole che impone programmazione

L’incontro promosso dalla Presidenza della Regione Puglia restituisce proprio questa impostazione: riconoscere i segnali positivi, senza trasformarli in una lettura rassicurante oltre misura. La gestione della risorsa idrica resta una delle questioni più delicate per il territorio pugliese e per il Mezzogiorno, perché incrocia agricoltura, servizi essenziali, pianificazione infrastrutturale e rapporti istituzionali tra regioni.

La crescita dei livelli negli invasi rappresenta una base più solida da cui partire, ma il vero banco di prova sarà la capacità di trasformare questa fase in una occasione di rafforzamento del sistema. La richiesta di affrontare il tema di San Giuliano in sede politica, insieme alla Basilicata, va letta proprio in questo senso: non una risposta emergenziale, ma il tentativo di mettere a valore una disponibilità oggi maggiore per evitare che diventi domani un’occasione mancata.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.