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Università di Bari e Procura insieme su ricerca e intelligenza artificiale applicata al diritto

29/03/2026

Università di Bari e Procura insieme su ricerca e intelligenza artificiale applicata al diritto

L’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari avviano una collaborazione strutturata su uno dei terreni più delicati e promettenti del presente: l’incontro tra ricerca scientifica, innovazione tecnologica e attività giudiziaria. Questa mattina, nel Rettorato del Palazzo Ateneo, il rettore Roberto Bellotti e il procuratore della Repubblica Roberto Rossi hanno sottoscritto un protocollo d’intesa finalizzato alla promozione di attività congiunte di formazione, ricerca e divulgazione scientifica in ambito giuridico, aprendo un percorso che punta a mettere in relazione competenze accademiche e funzioni istituzionali con un approccio concreto e orientato all’applicazione.

L’accordo si inserisce in una fase in cui il sistema giuridico, investigativo e giudiziario si confronta con sfide sempre più complesse, legate all’evoluzione dei reati finanziari, alla crescita dei crimini informatici, alla necessità di leggere e interpretare grandi quantità di dati e al possibile utilizzo dell’intelligenza artificiale come strumento di supporto alle attività di prevenzione e contrasto. In questo quadro, la scelta di costruire un’alleanza stabile tra ateneo e Procura segnala la volontà di superare una separazione troppo netta tra sapere teorico e pratiche operative, favorendo invece uno scambio costante di metodi, conoscenze ed esperienze.

Gli ambiti della collaborazione tra Università e Procura

Il protocollo individua con precisione alcuni campi di lavoro che restituiscono bene la portata dell’intesa. Tra questi figurano l’analisi socio-economica e la mappatura dei reati finanziari, l’elaborazione di algoritmi di intelligenza artificiale e di metodologie predittive per l’individuazione dei reati finanziari e dei fenomeni di violenza di genere, l’utilizzo di dati satellitari georeferenziati per la mappatura del territorio, le attività di prevenzione e contrasto dei crimini informatici a danno dei sistemi gestionali delle parti e lo sviluppo di tecnologie per l’acquisizione di dati e flussi informatici e telematici.

Si tratta di settori che mostrano come il diritto, oggi, non possa più essere considerato un campo isolato rispetto all’evoluzione delle tecnologie e alla crescente complessità delle forme di criminalità. L’intesa tra Università e Procura prova proprio a collocarsi in questo spazio, dove l’innovazione non viene letta come semplice supporto tecnico, ma come leva per affinare strumenti di analisi, migliorare la capacità di lettura dei fenomeni e costruire modelli di intervento più avanzati.

Intelligenza artificiale e controllo umano al centro del progetto

Uno dei punti più rilevanti del protocollo riguarda il possibile utilizzo dell’intelligenza artificiale in campo giuridico. Nelle parole del rettore Roberto Bellotti emerge con chiarezza una linea di principio che accompagna questa apertura: lo sviluppo di applicazioni proprietarie, capaci di garantire il controllo su dati, algoritmi e risultati. È un’impostazione che risponde a un’esigenza ormai centrale, quella di evitare dipendenze opache da strumenti esterni e di mantenere piena governabilità su processi che toccano ambiti sensibili come la giustizia, la sicurezza e la protezione dei dati.

Bellotti ha inoltre richiamato il modello Human-in-the-Loop, sottolineando come l’essere umano debba restare sempre al centro delle decisioni. Il richiamo non è soltanto tecnico, ma profondamente etico e istituzionale. In un contesto in cui le tecnologie predittive e gli strumenti di analisi automatizzata stanno entrando in numerosi settori pubblici, ribadire la centralità della responsabilità umana significa fissare un limite chiaro: l’algoritmo può supportare, elaborare, segnalare, ma non sostituire la valutazione, il discernimento e la responsabilità di chi decide.

Una collaborazione che punta su formazione, prevenzione e innovazione

L’accordo non si limita alla ricerca applicata. Università e Procura potranno infatti collaborare anche nell’organizzazione di seminari, workshop, attività formative, campagne di comunicazione e prevenzione, oltre che nello sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative e metodologie operative a supporto delle attività di contrasto ai reati. Questo aspetto amplia il raggio della collaborazione, perché riconosce che il lavoro sulla legalità e sulla sicurezza non passa soltanto dall’investigazione e dalla repressione, ma anche dalla formazione, dalla divulgazione e dalla costruzione di una cultura condivisa attorno ai temi più delicati del presente.

Nelle parole del procuratore Roberto Rossi, l’intesa nasce proprio dalla convinzione che il lavoro comune tra istituzioni sia un fatto estremamente positivo. Il riferimento ai progetti già immaginati insieme all’Università lascia intuire che il protocollo non avrà un valore meramente formale, ma potrà tradursi in iniziative concrete, capaci di dare continuità a un cammino che le due istituzioni definiscono già da ora lungo e fruttuoso.

La firma dell’accordo rappresenta dunque un passaggio significativo per il territorio barese e per il sistema delle relazioni tra istituzioni pubbliche e mondo accademico. L’Università mette a disposizione competenze scientifiche e capacità di ricerca; la Procura porta il proprio patrimonio di esperienza sul campo e la conoscenza diretta dei fenomeni da affrontare. In mezzo, si apre uno spazio di collaborazione che può contribuire a rendere più moderni gli strumenti di analisi, più efficaci i percorsi di prevenzione e più solido il dialogo tra innovazione e giustizia.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.